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Nel nostro Bel Paese va tutto allo sfascio, e non è mistero per nessuno.
Abbiamo uno stato che assomiglia ad un dinosauro: lento, che consuma troppe risorse rispetto a quelle disponibili, che non si adatta, che non si evolve.
Siamo destinati, credo (spero?) ad una bella crisi economica e sociale, forse a una rivoluzione, dalla quale forse rinascerà qualcosa di migliore.
Io sono uno di quelli che ci spera. Quando sarà, mi prenderò le mie responsabilità e farò quel che potrò.

Mi dico spesso che se potessi me ne andrei subito. E’ vero in parte.
La tentazione è forte ma non nascondo un po’ di (giustificabile) amore per i luoghi della mia giovinezza. E poi, vorrei poter crescere, poi invecchiare, avendo la possibilità di vivere al fianco delle persone che mi sono più care. La mia famiglia, la mia donna, i miei amici. Insomma non sono più un ragazzetto. Se da un certo punto di vista, quello pratico/amministrativo, non avrei paura di affrontare l’avventura estera, da quello affettivo/sentimentale/emotivo un pochino (forse anche un po’ più di un pochino) mi metterebbe pensiero.
E poi, non è mica banale prendere e partire. Ci vuole l’occasione, ci vogliono i soldi.
Di sicuro dovessi aprire una nuova attività o trasferire la mia, penserei seriamente a farlo fuori Italia.

Sono sostanzialmente insofferente al potere costituito, da sempre. Dicesi anarchico.
Sono anche fondamentalmente sicuro di essere l’unico a poter gestire la propria vita, onori ed oneri compresi. Dicesi autarchico.
Sono altresì quello che, in base al principio sopra esposto, ha deciso (dopo esperienze di lavoro le più varie e improbabili) che l’impiego dipendente non faceva per lui, e ha avuto la presunzione di volersi creare un lavoro proprio per sostentarsi. Dicesi imprenditore.

Tralasciando tutte le innumerevoli difficoltà incontrate nel percorso (non è mistero per nessuno che questo paese, sempre quello di cui sopra, ostacoli in ogni modo la libera iniziativa commerciale), sono tuttora convinto che preferisco rischiare ogni mese di non sapere come pagherò l’affitto, con la speranza un giorno di poter star tranquillo, piuttosto che accontentarmi di 1.100 euro al mese per 40 ore settimanali e 15 giorni di ferie pagate. Proprio non farebbe per me.

Sono addivenuto allora a questa, forse consolatoria, conclusione. Per sentirmi un po’ "eroe" a mio modo e prendermela meno per tutte le difficoltà che mi tocca affrontare. Anzi per trovare forza e nuovi stimoli per affrotarle ogni giorno. Ecco, la conslusione a cui sono addivenuto è che se ci sono ancora degli anarchici, in questo sistema, in questo paese… quelli sono gli imprenditori e i liberi professionisti. Quelli che si ribellano al sistema. Che ci si annidano dentro, che giocano anche secondo le regole, ma che vorrebbero cambiarle, vorrebbero migliorarle. Non solo per proprio profitto, ma anche per dare un segnale.

Insomma, in qualche modo, vedo la mia come una missione, una scelta di principio. Un principio morale ed etico oltre che pratico.
E, Iddio mi perdoni, comincio a capire ogni tanto i vaneggiamenti arroganti di questo personaggio qui.

Dopo giorni, mesi di timore nell’avvicinare la macchinetta del caffè, causa schicchere di elettricità statica terribili e conseguenti smadonnamenti…

 

Ecco la soluzione che abbiamo escogitato:

Nine Inch Nails – Right Where It Belongs

See the animal in his cage that you built,
Are you sure what side you’re on?
Better not look him too closely in the eye,
Are you sure what side of the glass you are on?

See the safety of the life you have built,
Everything where it belongs
Feel the hollowness inside of your heart,
And it’s all…right where it belong

What if everything around you,
Isn’t quite as it seems?
What if all the world you think you know,
Is an elaborate dream?
And if you look at your reflection,
Is it all you want it to be?
What if you could look right through the cracks,
Would you find yourself…find yourself afraid to see?

What if all the world’s inside of your head?
Just creations of your own
Your devils and your gods all the living and the dead
And you’re really all alone

You can live in this illusion
You can choose to believe
You keep looking but you can’t find the words,
Are you hiding in the trees?

What if everything around you,
Isn’t quite as it seems?
What if all the world you used to know,
Is an elaborate dream?
And if you look at your reflection,
Is it all you want it to be?
What if you could look right through the cracks,
Would you find yourself…find yourself afraid to see?

"Slow is smooth and smooth is fast. So slow is fast."

Cioè A=B, e B=C, quindi A=C.
Un paradosso non così paradossale come sembra.

Grandissimo pensiero. Una rielaborazione di "chi va piano va sano e va lontano".
Devo ricordarmene più spesso, quando mi perdo nei meandri delle mie meditazioni e scalpito come un toro nell’arena.
Tutte le cose buone che ho ottenuto da me le ho ottenute affrontando le situazioni con calma, prendendomi il mio tempo, e regolarmente mettendoci meno tempo di quanto preventivato. Tutte le decisioni che ho preso a testa bassa non mi hanno portato soddisfazione se non effimera, e nessun buon risultato duraturo. Evidentemente, NON sono un istintivo.

Spesso sono tenace ma non paziente.
Perseverante ma non temperante.
Devo (re)imparare la pazienza.

Perché se è vero che "una decisione va presa nell’arco di sette respiri" (cit. Sun Tzu), è anche vero che prima di quei sette respiri devo aver valutato pro e contro.
Meglio non cambiare idea mille volte e scegliere solo una volta. Cercare di vivere senza quel fastidioso "what if" che ti tormenta. Cambiare continuamente idea è una cosa che distrugge ogni energia fisica e mentale e distrugge la propria autostima. Parola di volubile.
Se mancano sufficienti elementi per valutare, meglio non prendere una decisione. Il rischio è che sia quella sbagliata (cit. Guzzanti).

Hardgain. Straightedge.

Come canta Battiato nella sua ultima canzone.
Come cazzo stiamo messi…
Meditate gente, meditate.

Ma faccio un’eccezione.
Per questa notizia.
Questo è un politico serio.
Di quelli che servirebbero a noi.
… ed ha questo aspetto. Sembra uscito da un futuro cyberpunk.

E’ così che la tecnologia dovrebbe essere. Semplice. Bella. Funzionale.
Dovrebbe rendere la vita più piacevole, non complicarla.

E così mi rendo conto che, da perfetto smanettone informatico, non sopporto che mi si dica cosa fare ma che, al tempo stesso, con spirito umanistico e illuministico, vorrei che davvero le cose fossero più semplici. Meno trasparenti forse ma più semplici. Senza crack, patch, aggiornamenti, virus e rotture di coglioni. Senza che un telefono possa fare milioni di cose inutili e un media player pure.

Insomma, mi rendo conto che ci siamo mossi per anni sulla strada sbagliata.
E che Bill Gates, probabilmente in buona fede (almeno all’inizio) non c’ha capito un cazzo.

Ieri sera ho noleggiato e visto questo titolo.
Avevo voglia da tempo di vederlo: mi incuriosiva sin da quando è uscito (molto in sordina) al cinema.
Doveva essere l’evento fantasy del 2007, invece è stato relegato a titoletto estivo.
C’è da dire che nel mare magno delle produzioni del genere scaturite dall’enorme successo della trilogia LotR, non si sa più dove girarsi. Perlopiù, si tratta di robaccia, e le pellicole salvabili sono davvero poche (potrei forse metterci "Le cronache di Narnia"). Recentemente mi sono visto anche "La bussola d’oro" ed ho resistito difficilmente alla tentazione di abbandonare la sala.

Insomma, la moda del fantasy ha già esaurito il filone di tutte le buone idee.
E’ per questo motivo che questo Stardust mi era sembrato interessante: premesse un po’ diverse dal solito. Un’avventura fantasy romantica sul genere dell’insuperabile "Princess Bride" di Rob Reiner.
Per fortuna, non mi ero sbagliato.

Il film è delicato e grazioso, davvero piacevole. Divertente, misurato, a volte un po’ tongue-in-cheek come umorismo ma mai noioso. Scontatissimo, com’è ovvio per una storia del genere, ma ciononostante veramente gradevole. Realizzato molto bene senza eccessivo dispendio di fantasmagorica e inutile CGI (quella che c’è è di ottima qualità comunque). Pregevoli davvero i costumi e l’ambientazione a metà strada fra il vittoriano e il fantasy puro. Molto buone le interpretazioni, sia dei protagonisti che delle comparse e dei comprimari. Simpaticissimo il personaggio di Robert DeNiro. Ottime anche le musiche. Splendida la fotografia dei verdi bellissimi paesaggi inglesi.

Mi ha fatto venire in mente alcune altre pietre miliari del genere: Legend di Ridley Scott, il succitato Princess Bride di Reiner e Willow di Ron Howard. Che sono tutti e tre a mio avviso piccoli capolavori di intrattenimento. Dunque, per me promosso a pieni voti.
Ci sta anche un po’ di sano romanticismo, il che favorisce la visione in dolce compagnia… ;)

Insomma: se vi capita, vedetelo.

Tempo fa diedi su un forum la seguente risposta ad un topic "elenca tre cose per cui valga la pena vivere".

1) Eccellenza
2) Autocoscienza
3) Rapporti umani

Sulle ultime due elaborerò in altra sede, forse. Sulla prima, visto che è al primo posto nella mia scala di valori, e visto che da qualche tempo se ne fa un gran parlare con il mio fratellone Jix, spenderei qualche parola in questa sede. Sperando di non risultare eccessivamente noioso.

Ho 31 anni. Di occasioni per fare cose magnifiche ne ho perse tante, ormai.
Mi conosco un po’ (vedi punto due) e so in quali campi sono dotato e in quali carente.
Sono paraculo: ho sempre cercato di evitare quelle attività in cui non sono portato (o credo di non esserlo) e di non entrare nelle competizioni in cui so di non poter vincere, o quantomeno gareggiare ad armi pari o meglio ancora con un leggero vantaggio. Mi si potrebbe dare del pusillanime. In realtà amo la mia (poca) autostima e non voglio colpirla più duramente di quanto la vita media di una persona media quale ahimé sono farebbe comunque.
Sempre il buon JiX mi definì una volta "power user di ogni cosa". Mai definizione fu più azzeccata: sono anche quello che qualsiasi cosa faccia, sia essa un hobby, il frequentare una persona, un interesse, un lavoro, deve nel giro del minor tempo possibile investirci un botto di risorse psico/fisico/economiche (nel limite di quel che mi è possibile) per tentare di tirar fuori il massimo nel minimo tempo possibile. Poi invariabilmente mi stanco e vado in saturazione e mollo tutto. Ma tant’è.

Con tutti questi difetti di cui sopra, che metto in bella mostra e che non ho mai nascosto, c’è una cosa cui non smetterò mai di adire: l’eccellenza.
Eccellenza non significa eccellere in senso assoluto. Significa ricercare il massimo dle risultato, nel più breve tempo possibile, con tutti gli sforzi atti a cercare questo risultato, in ogni cosa. Senza accontantarsi. Senza consolarsi. Senza accettare la mediocrità. Eccellenza quindi come eccellere in senso soggettivo: dare il meglio che si ha, a volte anche di più (a volte anche più di quel che ci si può permettere) per raggiungere i proprio limiti soggettivi, o imposti dal mezzo.
Ovvio che qualsiasi cosa farai, ci sarà sempre qualcuno che la fa meglio di te. Questa non è una buona ragione per impegnarsi di meno. Se mai, di più.
Come dire: se devi fare o scegli di fare una cosa, devi farla al meglio del tuo potenziale. Se no, lascia perdere.

Questo giochino può diventare molto pericoloso.
Quando si arriva ad una certa età, con certi limiti che cominciano ad essere imposti da condizioni esogene ed endogene quali condizione fisica, responsabilità, limiti economici, 24 ore e basta da vivere ogni giorno, si corre il rischio di rimanere delusi. Si comincia a trovare appetibile l’ipotesi di stabilire traguardi più ragionevoli, risultati più facilmente raggiungibili e mantenibili. Una bella tentazione sì.

Ma col cazzo che cedo.

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